Joy Division
(t.i.)
Unknown Pleasures
Casa discografica: Factory
Anno: 1979
Giudizio: 
Raccolta: No
Bernard "Albrecht" Sumner (chitarra e tastiere) e Peter Hook (basso) vedono esibirsi i Sex Pistols nella loro Manchester nel giugno '76. È la spinta a voler formare una band, che chiamano prima Stiff Kittens, poi Warsaw, e infine Joy Division quando è già il quartetto definitivo, con il batterista Steven Morris e il cantante Ian Curtis. Morris è ammiratore dei Can, ha una scansione sincopata congenita severa e paramilitare, vicina a una squadrata forma di dance; il basso ripetitivo di Hook striscia appena sotto la chitarra di Albrecht, arrotata per schioccare come una frusta (Shadowplay), gracchiare o sfiancarsi nella prostrazione di New Dawn Fades; infine Ian Curtis, baritono introverso innamorato di Jim Morrison, Lou Reed e Iggy Pop. Capace, in intense allegorie poetiche, di tradurre in arte l'alienazione, il disagio, l'incomunicabilità. I Joy Division rigirano in modo quasi autistico la negazione estrema e degradata del punk verso l'interno del sé e della psiche umana; la musica, angolare, traumatica, assiderante, psicanalitica, richiama Doors (Candidate), Velvet Underground e Bowie in un dark punk esistenziale e psicologico, senza trucchi. Disorder parte in un ostinato ritmo di basso/batteria per diventare all'improvviso una celebrazione, ma in un crescendo che non differisce in nulla dalla crisi di panico; altri brani si accendono in flash, bagliori improvvisi, come Insight. Il cantante scrive versi di criptico romanticismo, clinico quando descrive in She's Lost Control i sintomi delle sue crisi epilettiche per interposta persona, visionario in Interzone, punk rock a due voci dove cita la sua passione per William Burroughs. Unknown Pleasures è un debutto che non si dimentica, su cui campeggia già come un simbolo il diagramma stellare bianco su fondo nero a opera del grafico della Factory, Peter Saville.
Closer
Casa discografica: Factory
Anno: 1980
Giudizio: 
Raccolta: No
Esce nel luglio 1980, scalzando i Rolling Stones dal primo posto delle classifiche in Gran Bretagna, il più venduto disco indipendente della new wave inglese. Il 18 maggio un Ian Curtis provato da problemi personali e dall'epilessia curata con forti dosi di barbiturici si era impiccato nella sua casa di Macclesfield; pur con tanti possibili moventi, le ragioni del suo gesto non saranno mai del tutto chiarite. Closer finisce per essere il suo monumento funebre. L'iscrizione del povero Curtis alla mitologia rock è però secondaria rispetto al contenuto immortale delle canzoni: i ritratti del trauma e della degenerazione di Ballard (The Atrocity Exhibition) e Kafka (Colony), l'implosione delle emozioni (Means To An End), la pulsazione a orologeria di Isolation e quella in controtempo di Heart And Soul, soprattutto il fatale viaggio nello smarrimento di Twenty-Four Hours, fine ultimo di una ricerca di senso che non trova sbocchi. Il gruppo e il produttore Martin Hannet ampliano l'uso dei sintetizzatori per donare spazio e un'atmosfera plumbea, maestosa quanto presbiteriale, che scorre cinerea e lenta in The Eternal per stagnare nel golfo mistico acceso da Decades, dove le porte della percezione sono "aperte, chiuse e quindi sbattute in faccia" per l'ultima volta. Per sempre.
Still
Casa discografica: Factory
Anno: 1981
Giudizio: 
Raccolta: No
2LP
La prima sezione è antologica, con rarità e inediti in cui spiccano Ice Age e la stordente Dead Souls. La seconda, dal vivo, presenta una cover di Sister Ray dei Velvet Underground eseguita al Moonlight Club di Londra e l'intero ultimo concerto, nell'aula magna della Birmingham University, il 2 maggio 1980, il cui l'epilogo si consuma su una Digital da spezzare i nervi. Il gruppo nell'occasione presentava al pubblico la nuova Ceremony, passata in dote ai New Order di Hook, Sumner e Morris.
Substance: 1977-1980
Casa discografica: Factory
Anno: 1988
Giudizio: 
Raccolta: Si
Collezioni di quanto i Joy Division disseminavano su singoli e compilation, lati B compresi: i brani punk già pieni di pulsazioni oscure degli esordi a nome Warsaw (Warsaw, Leaders Of Men, No Love Lost, Failures), il titubante EP An Ideal For Living (1977) o il flexi Komakino (1980), stampato in venticinque mila copie da regalare nei negozi. Soprattutto, prima di Substance non c'era album del gruppo di Manchester che avesse queste tre canzoni straordinarie incise a 45 giri: l'apice di Transmission, con un ponte da pelle d'oca, la superba Atmosphere, librata su una soprannaturale tastiera, la perfetta Love Will Tear Us Apart, con la quale Curtis si congedò dal mondo.
Joy Division - leggi anche…
- Joy Division - Control [Photo Gallery]
- Control, il film sui Ian Curtis nelle sale italiane [News]
- Rubata la pietra tombale di Ian Curtis [News]
- Joy Division, in arrivo un Best Of [News]
- Joy Division, ristampati tutti gli album [News]
24.000 dischi
a cura di Riccardo Bertoncelli
Gli ultimi cinquant’anni di musica raccontati attraverso i dischi, le canzoni, le storie semplici e straordinarie che rendono unici migliaia di album.








