Recensione Four Women
Simone Nina
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Casa discografica: N/D
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Simone Nina
È morta Nina Simone e le vengono resi gli omaggi che in vita le furono negati: una grande cantante al crocevia fra soul, jazz, pop, blues e canzone di protesta, all'epoca snobbata per la sua identità sfuggente e oggi onorata proprio per quello. La sua discografia è caotica ma qui un primo accenno di ordine: in un box di quattro cd sono riuniti i sette album incisi per la Philips, 1964-67, in uno dei periodi migliori della carriera: sei lp in studio (Broadway-Blues-Ballads, I Put A Spell On You, Pastel Blues, Let It All Out, Four Women, High Priestess Of Soul) e un In Concert compilato da vari concerti a New York del marzo-aprile 1964, più una facciata B di un oscuro 45 giri come piccolo bonus finale. Sono album cruciali. Nina Simone ha poco più di trent'anni e una serie già lunga di opere pubblicate per Betlehem e Colpix ma è qui che cresce, combinando il più nobile entertainment con fiere canzoni di orgoglio razziale, colonna sonora della stagione di Martin Luther King e del movimento per i diritti civili. Mississippi Goddam è il brano più celebre di questo repertorio di protesta, assieme a Four Women che va a intitolare un ispirato album del 1965. Alle nostre mortificate orecchie di ascoltatori 2003, tutto questo suona straordinario. In realtà, all'epoca era molto semplice: belle, fiere canzoni per una grande interprete, con arrangiamenti puntigliosi in cui spicca un perduto gusto dell'artigianato musicale - avessimo quello oggi, «solo» quello, anziché tanta miserabile «arte»! I bilanci si facevano anche allora, tra l'altro, le «esigenze commerciali» esistevano già. Solo che il pubblico era più colto, i discografici meno avidi, e si riusciva a far tornare i conti dignitosamente; nei settanta e più brani di questo box si notano certo delle forzature, qualche scelta compiacente, ma il tono riesce a rimanere comunque elevato - una musica che non si vergognava di piacere ma che sapeva evitare volgarità e trucchi, appesa a una scura voce che dietro i suoi ispidi tratti nascondeva dolcezza, intensità, sentimento. Il repertorio è un tesoro di varietà, e la grandezza dell'artista sta soprattutto nella naturalezza con cui sa passare dai polemici originali che dicevamo a Chuck Berry e Angelo Badalamenti, da Ellington ad Aznavour e Brel (una ruvida Ne me quitte pas), dai grandi standard di Broadway all'adorata Billie Holiday. Qualche bella pesca per gli amanti di rock. Per esempio la versione originale di Don't Let Me Be Misunderstood, poi ripresa con fortuna dagli Animals; e, sempre per rimanere in quell'orticello, una I Put A Spell On You suggestiva anche se non maledetta come quella autentica di Screamin' Jay Hawkins. A un certo punto spunta inevitabilmente Dylan; ma non è la Blowin' In The Wind che tutti direbbero o qualche altro pezzo consolatorio bensì l'oscura, drammatica Ballata di Hollis Brown, una delle più forti canzoni dylaniane sull'America povera ed emarginata. (riccardo bertoncelli) Nina Simone - Four Women: The Nina Simone Philips Recordings (Verve, box di 4cd)****
(00:00 - 11 set 2003)









