Recensione Dreamin' Man 1992
Neil Young
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Rhino
Anno: 2009
Dal dizionario 24.000 dischi
Neil Young
Neil Young cominciò gli anni '90 in una nuvola di rugginoso Crazy hard rock ma presto decise di sterzare. Dopo un album potente&elettrico come Ragged Glory, abbassò i toni, ripulì i timbri e si lasciò incantare dalle sirene più dolci della sua mente, arrendendosi perfino alla nostalgia. Festeggiò il ventennale del disco più famoso, Harvest, con una sorta di reprise che chiamò Harvest Moon, e si lanciò in una serie di concerti acustici, solo voce chitarra pianoforte. Figuratevi i fan. Non aspettavano di meglio, è opinione condivisa che Neil in carriera sia stato fin troppo generoso con i Crazy Horse e avaro, molto avaro, con l'altra musica che gli ha sempre battuto in petto.
Non esisteva una registrazione ufficiale di quei live, adesso sì, anche se nella solita discutibile forma Younghiana: non è uno show per intero (troppa grazia) ma giusto un estratto, i dieci pezzi di Harvest Moon denudati in acustico come si diceva e riordinati secondo una scaletta diversa da quella originale. Be', è qualcosa di magico egualmente. Young ha sempre avuto una capacità unica di suscitare l'attenzione, con il magnete di dolci arpeggi West Coast e quella voce fragile, sempre sul punto di incrinarsi. Aggiungete che le canzoni sono belle, tra le più belle che il nostro uomo ha scritto dopo le esaltazioni giovanili: One Of These Days, Natural Beauty, Dreamin' Man (una sorta di autoritratto, visto il cima suscitato), From Hank To Hendrix, innamorato omaggio ai maestri di una vita in rock - e ancora Old King, graffitata al banjo neanche fosse una registrazione "sul campo" di Alan Lomax, e You And Me, con i suoi trasparenti rimandi alle canzoni degli anni d'oro, Old Man su tutte.
Peccato che l'offerta non sia stata più generosa, non avremmo disdegnato un doppio. Anche così, ad ogni modo, questo live "in sogno" non si situa troppo lontano da altre delizie acustiche del catalogo di Young, il live alla Canterbury House del 1968 o il Massey Hall 1971.
Riccardo Bertoncelli
(12:37 - 30 dic 2009)
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D'accordissimo sulla qualità dello Young acustico. Chi potrebbe negare sia il maggior musicista vivente? Ma che coi Crazy Horse abbia perso tempo, o sia stato "fin troppo generoso" a me sembra una vera stupidata. Una bertoncellata, per dirla con Guccini