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01:28 - venerd́ 03 settembre 2010


pacificocdmusica120

Recensione Musica leggera

Pacifico

Voto: 6

Voto utenti: 6

Casa discografica: Carosello

Anno: 2004

I cantautori italiani, da Ligabue in poi, si svelano a tarda età. Cercano di conquistarsi una fetta di mercato, una nicchia di ascoltatori che pretendono qualcosa in più della semplice canzonetta. Tra questi Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, che all'età di quarant'anni propone il suo secondo album dopo il promettente esordio del 2001. Anticipato dal singolo sanremese Solo un sogno, «fotografia - dice - di un momento di passaggio ultimo e definitivo, quell'attimo di pienezza e abbandono che segue ogni sforzo, ogni confronto, ogni lotta, quale che sia l'esito», è un lavoro tutt'altro che leggero. Quelle di Pacifico sono canzoni di peso che confermano la bravura dell'ex chitarrista dei Rossomaltese, gruppo che a metà degli anni Novanta era una delle principali realtà live del circuito alternativo milanese. La sua voce di Pacifico è come un «dondolo», difficilmente si lancia in scatti, ed è vicina al Battiato più sentimentale, quello de La cura o di E ti vengo a cercare. Ma con una spiccata freschezza nelle parole. I versi evidenziano il suo piacere nel giocare con i segni fonetici. Nel brano che da il titolo all'album ironizza sui tormentoni estivi, e sulla canzonetta in generale, con un gusto parodistico che lo avvicina alla produzione di Battisti con Panella. Il valore di Pacifico è stato apprezzato da Celentano, Samuele Bersani e Frankie Hi-Nrg Mc, che in passato hanno voluto collaborare con lui. È anche in Musica Leggera spicca una prestigioso duetto con Ivano Fossati. I due cantano insieme in A poche ore, brano orecchiabile con un testo non banale e uno sviluppo delicatamente elettronico. Altra importante presenza nel disco è quella di Piero Milesi: noto per essere stato uno dei più apprezzati collaboratori di Fabrizio De André, ha scritto e diretto gli archi. Il difetto di Pacifico è forse quello di non fare mai il passo più lungo della gamba, di non cercare troppo il coivolgimento dell'ascoltatore. Il suo nome descrive benissimo (sarà un caso) il suo stile musicale, che si prende sempre pochi rischi e finisce per non strappare emozioni forti. È un disco metropolitano, intimista. Un bellissimo esercizio di stile. (francesco marchetti)

(21:14 - 06 apr 2004)


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