Recensione Ballate per piccole iene
Afterhours
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Mescal
Anno: 2005
Dal dizionario 24.000 dischi
Afterhours
È strano l'approccio con il nuovo disco degli Afterhours: te lo rigiri le mani e sai che in vari modi ci ha messo le mani gente come Greg Dulli, John Parish, Hugo Race. Gente importante, che ha una storia musicale da brivido, che ha una «voce» che non puoi non riconoscere. E ti aspetti, ancora di più di altre volte, l'ennesima capriola, il salto verso suoni ed espressioni ancora diverse, tipico di tutti i dischi di Agnelli&Co. E invece no; o, almeno, non completamente. Ballate per piccole iene è semplicemente una nuova affermazione dell'identità degli Afterhours, costruita, sudata e perfezionata in anni di dischi e concerti: un'identità che anche menti importanti di quel mostro chiamato rock apprezzano e accettano, senza cercare di stravolgerla. In pratica si riparte da Quello che non c'è (2002), dall'addio di Xabier Iriondo, dalla forzata ricerca di cambiamenti, data dal rimescolamento di facce e strumenti: le atmosfere si fanno più oscure, il violino di Ciffo ha uno spazio maggiore, le parti strumentali aumentano e dilatano il suono, enfatizzando lati una volta maggiormente in ombra. Si riparte da lì, quindi, senza stravolgimenti: perfezionando, limando e aggiungendo, semmai, alla ricerca della fotografia adatta agli Afterhours del momento. L'idea che prevale è quella della compattezza: i nuovi pezzi suonano potenti e concisi, e sembrano più omogenei rispetto al passato. Ci sono i «soliti» pezzi decisi e le «solite» ballate nere e inquietanti, ma tutto è più coerente, e i nuovi spunti e le sfumature che pervadono pezzi come La sottile linea bianca, Carne fresca e Male in polvere riescono a incastrarsi con grande naturalezza con i suoni più classici del gruppo. Le parole di Agnelli sono forse più rabbiose che in passato e incarnano una reazione alla mediocrità e ai limiti dell'essere umano, con una consapevolezza e una forza notevoli, dovuti al fatto che egli stesso non se ne sente immune. Scavi interiori che si adattano perfettamente all'atmosfera tesa e rabbiosa di un disco che ci mostra gli Afterhours in nuova e piena forma, rinvigoriti da progetti e stimoli nuovi, che ormai sembrano maturi (visto lo stato più che avanzato del progetto del disco «per l'estero») anche per superare gli stretti confini italiani. (gianvittorio randaccio)
(13:14 - 19 apr 2005)









