Recensione Bob Dylan - Modern Times
Bob Dylan
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Columbia
Anno: 1970
Dal dizionario 24.000 dischi
Bob Dylan
Un album di Bob Dylan è sempre un regalo, specie in questi tempi avari; l’ultimo di pezzi nuovi risaliva a cinque anni orsono, il penultimo a nove. Per questo credo che leggeremo recensioni affettuose se non entusiastiche di Modern Times, sebbene nella realtà sia un’opera gracilina e confusa, in sofferenza se paragonata agli altri lavori della vecchiaia; così lontana la fosca bellezza di Time Out Of Mind ma distanti perfino i (rari) lampi di Love And Theft.
Qui un Dylan dai molti stereotipi, cercati e abbracciati con amore, che snocciola l’amato rosario di rockabilly, blues d’anteguerra, pop della sua adolescenza, con una tranquillità ai confini dell’indolenza o forse del torpore - ti viene da criticare l’iniziale Thunder On The Mountain per come vibra poco (traballa, piuttosto) e alla fine ti accorgi che è il brano più dinamico fra tutti, insieme a quella Rollin’ And Tumblin’ che non si dà neanche la pena di nascondere le ascendenze.
Dylan suona con la sua band, ed ecco un altro punto - come gli show dal vivo sono spesso opachi così queste performance, senza smalto, con poca fantasia. Lui ci canta sopra con il naso che si apre e chiude a seconda dell’umore, spesso portato a fare il crooner con la voce dei suoi giubilei romantici, con testi che sono volentieri di amore cotto. In Beyond The Horizon sembra il cugino americano di Paolo Conte, uno sgualcito fantasma da una vecchia radio a valvole.
Poi forse hanno ragione gli ultimi New York Dolls, "un giorno ci farà piacere ricordare perfino questo". Chissà. Un giorno. Per adesso il bottino sembra scarso, una canzone focosamente socialista sul mondo del lavoro (Workingman’s Blues, # 2) e un fascinoso mistero in fondo al disco, Ain’t Talkin’, racconto di una visione alla fine del mondo o forse al calare della vita.
Dylan non si è mai esposto tanto come negli ultimi anni, ecco uno dei molti paradossi di questa vicenda, ma l’impressione è che i dischi e gli show non siano più il modo privilegiato per raccontarsi. Sono più stimolanti e veritiere le sue trasmissioni radio, la serie Theme Time Radio Hour trasmessa dall’emittente satellitare XM in cui Dylan fa il dee jay piegando gli argomenti della vita alle sue voglie di musica - il Tempo, la Mamma, il Baseball, il Caffè con Sinatra, Robert Johnson, Jimi Hendrix, Judy Garland.
Riccardo Bertoncelli
(16:35 - 31 ago 2006)
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Sarà l'età ? probabilmente si (ahimè) ma questo disco riscalda queste fredde giornate invernali. Rinfresca la mente, fa nuovamente fremere le gambe (nei limiti degli acciacchi del tempo). Dylan finalmente ritorna ad essere Dylan, neanche una nota ai modernismi che non ci appartengono: rock, blues, slow ..., cosa potremmo chiedere di più? Giudizio: CI VOLEVA PROPRIO !!!