Grant Lee Phillips - Nineteeneighties

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01:28 - venerd́ 03 settembre 2010


Recensione Grant Lee Phillips - Nineteeneighties

Grant Lee Phillips

Voto: 6

Voto utenti: 9

Casa discografica: Cooking Vinyl

Anno: 2006

Quando aveva cominciato con i Grant Lee Buffalo, anni orsono, Phillips era sembrato uno dei nomi più lucidi del rinascimento roots americano, un folk rocker di belle canzoni con il cuore che vibrava jingle jangle, come gli amati Byrds e tutto quel mondo. In realtà è stato un fuoco fatuo: perché il gruppo non è mai cresciuto e lui non ha avuto pazienza, andandosene per una carriera solistica dai colori sbiaditi. Di lì i molti dubbi su di lui, dubbi che quest’album, il quarto della nuova vita, non scioglie ma conferma; è una pausa nella pausa, con una diligente affascinante sonnolenta selezione di brani preferiti, una ricerca del tempo perduto passando per una dozzina di cover dal profondo degli anni Ottanta.

Non cercate i pezzi più famosi di quel decennio, non ci sono; e neanche i più tipici, quel modernariato tecno pop che oggi intriga i nostalgici e anche agli altri fa venire i brividi, ma di paura. Ci sono invece belle canzoni da un mondo più nascosto di rock, americano e Brit, canzoni che hanno segnato la mente del giovane Phillips e marchiato la sua ispirazione e idea di musica: Boys Don’t Cry dei Cure, The Killing Moon di Echo & The Bunnymen, City Of Refuge di Nick Cave, South Central Rain dei R.E.M., solo per dire le più fulgide. Ognuno avrebbe una sua special list del decennio, il problema non è cosa c’è e cosa manca: è il tono piuttosto che lascia perplessi, quel pigro incedere che si ripete a ogni brano, dal Black Francis d’inizio al Morrissey finale, più forte di ogni differenza, perfetto magari in certi episodi ma stonato o sconcertante in altri.

Phillips fa quasi tutto lui, chitarre tastiere trattamenti, con occasionali interventi di contrabbasso, rara batteria, il violino in un brano solo. Grazie per avere ricordato Robyn Hitchcock, uno zio putativo se non proprio il papà, con una I Often Dream Of Trains sposata per gioco a una vecchia canzone Beatles.

Riccardo Bertoncelli

(11:22 - 04 set 2006)


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