Recensione Not Too Late
Norah Jones
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Blue Note
Anno: 1970
Dal dizionario 24.000 dischi
Norah Jones
Non datemi del cinico se il primo pensiero dopo avere ascoltato quest’album è il dubbio se Norah Jones "ci è" o "ci fa". Su, buttatevi anche voi nel placido gorgo di questi tredici brani, tanto si tocca, e ditemi se non è vero che alla fine vi resta una sensazione di vaghezza, di fondamentale seppur piacevole inconsistenza: ciò che uno si aspetterebbe da una candida esordiente e non da una star che in pochi anni ha venduto quasi venti milioni di album in tutto il mondo.
Se alla fine devo dire, Norah Jones per me "ci è". Morbida, rilassata, appunto vaga: sincera fino a essere disarmante quando spiega che "mi piace interpretare le canzoni degli altri ma preferisco cantare le mie, perchè sono più oneste, perchè sono più vicine alla mia pancia" e quando non spiega, ma intanto si capisce, che il successo le torna comodo non solo per la fama e il conto in banca ma perchè può permettersi il lusso di registrare quando vuole e con i tempi suoi, in questo caso nel piccolo studio domestico che spartisce con il suo bassista e produttore, Lee Alexander.
Com’è la pancia di Norah Jones? Delicata e soffice, così pare, con dolci pensieri che escono come un soffio, con vocalizzi e arpeggi suggestivi che il disegno minimale dell’album cerca accuratamente di non turbare - chitarre volentieri acustiche, tastiere soffici, lap steel, violoncelli. Dubito che un disco del genere possa vendere milioni di copie ma questa è un’epoca strana per la "soft music", la si desidera e non ce n’è più l’abitudine, e allora anche un fragile quaderno così può schizzare nelle classifiche che in tempi recenti hanno rifiutato, che so, Joni Mitchell e Suzanne Vega (la mamma e la zia, per intenderci).
Molte canzoni vengono da provini recenti ma altre affondano le radici nel passato più lontano: così per esempio Thinkin’ About You e Little Room, scritte durante la bohème dei vent’anni quando neanche il più ottimista degli indovini avrebbe pronosticato a Norah tante rose e fiori. Nessun pezzo "smash" e un paio di ehm ehm (lo pseudo Weill di Sinkin’ Soon e il "fischiato con brio" di Little Room) ma una buona media complessiva e qualche guizzo: Wish I Could, Until The End e quella Rosie’s Lullaby che Norah sente liquida e ovattata, "è così lenta che sembra di stare sott’acqua".
Guarda la gallery con le immagini più belle di Norah Jones
Tutti gli album di Norah Jones recensiti uno per uno
Riccardo Bertoncelli
(15:04 - 30 gen 2007)









