Not Too Late

Baldini Castoldi Dalai editore

Ricerca nel sito

ricerca avanzata


Home > Recensioni> Not Too Late

00:58 - venerd́ 03 settembre 2010


Recensione Not Too Late

Norah Jones

Voto: 7

Voto utenti: 8

Casa discografica: Blue Note

Anno: 1970

Non datemi del cinico se il primo pensiero dopo avere ascoltato quest’album è il dubbio se Norah Jones "ci è" o "ci fa". Su, buttatevi anche voi nel placido gorgo di questi tredici brani, tanto si tocca, e ditemi se non è vero che alla fine vi resta una sensazione di vaghezza, di fondamentale seppur piacevole inconsistenza: ciò che uno si aspetterebbe da una candida esordiente e non da una star che in pochi anni ha venduto quasi venti milioni di album in tutto il mondo.

Se alla fine devo dire, Norah Jones per me "ci è". Morbida, rilassata, appunto vaga: sincera fino a essere disarmante quando spiega che "mi piace interpretare le canzoni degli altri ma preferisco cantare le mie, perchè sono più oneste, perchè sono più vicine alla mia pancia" e quando non spiega, ma intanto si capisce, che il successo le torna comodo non solo per la fama e il conto in banca ma perchè può permettersi il lusso di registrare quando vuole e con i tempi suoi, in questo caso nel piccolo studio domestico che spartisce con il suo bassista e produttore, Lee Alexander.

Com’è la pancia di Norah Jones? Delicata e soffice, così pare, con dolci pensieri che escono come un soffio, con vocalizzi e arpeggi suggestivi che il disegno minimale dell’album cerca accuratamente di non turbare - chitarre volentieri acustiche, tastiere soffici, lap steel, violoncelli. Dubito che un disco del genere possa vendere milioni di copie ma questa è un’epoca strana per la "soft music", la si desidera e non ce n’è più l’abitudine, e allora anche un fragile quaderno così può schizzare nelle classifiche che in tempi recenti hanno rifiutato, che so, Joni Mitchell e Suzanne Vega (la mamma e la zia, per intenderci).

Molte canzoni vengono da provini recenti ma altre affondano le radici nel passato più lontano: così per esempio Thinkin’ About You e Little Room, scritte durante la bohème dei vent’anni quando neanche il più ottimista degli indovini avrebbe pronosticato a Norah tante rose e fiori. Nessun pezzo "smash" e un paio di ehm ehm (lo pseudo Weill di Sinkin’ Soon e il "fischiato con brio" di Little Room) ma una buona media complessiva e qualche guizzo: Wish I Could, Until The End e quella Rosie’s Lullaby che Norah sente liquida e ovattata, "è così lenta che sembra di stare sott’acqua".

Guarda la gallery con le immagini più belle di Norah Jones

Tutti gli album di Norah Jones recensiti uno per uno

Riccardo Bertoncelli

(15:04 - 30 gen 2007)


Ascolti Norah Jones? Vuoi essere avvisato ogni volta che viene pubblicato un contenuto sul tuo artista preferito? Attiva il servizio

VOTA L'ALBUM

1 | *
2 | **
3 | ***
4 | ****
5 *****

Login

COSA NE PENSI? SCRIVI IL TUO COMMENTO.

Non sei registrato? Registrati




Non sei registrato?

» registrati

Hai dimenticato la password?

Da non perdere

Vallanzasca, una vita da bandito

Cinema

Vallanzasca, una vita da bandito

Da Berlino: Intervista a Rike Feurstein

Moda

Da Berlino: Intervista a Rike Feurstein

Un settembre tutto da vedere

Teatro

Un settembre tutto da vedere

12. Mostra Internazionale di Architettura

Arte

12. Mostra Internazionale di Architettura

Della Valle smentisce la cessione delle quote in Saks

Economia

Della Valle smentisce la cessione delle quote in Saks


contatti | pubblicità | jobs | privacy

© Baldini Castoldi Dalai editore