Black Gives Way To Blue

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01:34 - venerd́ 03 settembre 2010


Recensione Black Gives Way To Blue

Alice In Chains

Voto: 6

Voto utenti: 8

Casa discografica: Virgin Records

Anno: 2009

La nuova avventura degli Alice In Chains nasceva sotto auspici discutibili. Il gruppo, inattivo di fatto dalla metà degli anni Novanta, molto prima della tragica - e purtroppo quasi annunciata - dipartita di Layne Staley, travolto da quella tossicodipendenza che tanto spesso era un argomento centrale, neppure troppo velato, dei testi della band, è tornato sulle scene da alcuni anni e ora pubblica un nuovo disco. Non da trio, come avrebbe potuto tranquillamente essere dal momento che il chitarrista e autore principale, Jerry Cantrell, evidentemente poco convinto dalla sua carriera solista, ha sempre cantato, bensì da quartetto, con i restanti elementi della formazione definitiva e l'aggiunta del cantante e chitarrista William Duvall.

Duvall può scordarsi la statura espressiva di Layne e non occuperà mai il centro dell'immaginario di una generazione; ha una voce discreta (in tutti i sensi), non ha personalità, e questo è un bene perchè gli permette di passare inosservato, giovandosi anzi di questa mancanza, con l'indubbio vantaggio di essere sostenuto dal cantato in seconda di Cantrell.

Un cantante malleabile capace di non stonare con l'unica interpretazione plausibile per la musica e una scrittura all'altezza degli standard normali del gruppo; basta per fare della nuova opera un disco dei vecchi Alice In Chains, complesso nato alla scuola del pop-metal e dal background hard classico - privo delle tracce punk, postpunk o hardcore dei loro colleghi di Seattle - virato in un grunge sofferto ed esistenzialista, modellato sugli schemi del più consueto rock duro resi più edificanti da elementi folk e psichedelici e da un mood dark.

La ricetta di All Secrets Known è quella apparentemente semplice di un'armonia, ancorata prima a un catacombale riff sabbathiano, che cresce progressivamente di statura issandosi in crescendo luminoso, mentre il canto si modella in una delle inconfondibili litanie alla AIC. Check My Brain è un brano hard in tempo medio-veloce contornato da armonie vocali veteropsichedeliche, e anch'esso applica schemi familiari. Riff pesanti e ottusi ma melodici e un canto che porta in prima linea malessere, nausea e il solito melodismo malato si ritrovano in A Looking in View e Lesson Learned, mentre solo a sprazzi fanno capolino tracce dark e acide che rimandano al disco omonimo (quello che aveva in copertina il cane a tre zampe).

Non manca neppure l'altra faccia della medaglia, l'acustica, che vantava una maturità espressiva e una caratura media persino maggiore. La prima ballata si chiama Your Decision e, come Private Hell, regge il confronto con le vecchie ballate, peccando meno in autoindulgenza. La finale Black Gives Way To Blue porta addirittura qualche spiffero di aria nuova. Paradiso - naturalmente artificiale - e inferno sono sempre stati vicinissimi nella musica del quartetto americano, e continuano a esserlo, nonostante il nero cupo si stemperi in un blu malinconico; quartetto che, orfano dell'elemento capace di innalzarlo a vette sublimi, mantiene i piedi per terra evitando di cadere. Non è così poco, in fondo, visti i rischi congeniti di una simile operazione; meglio sempre il revival degli Alice In Chains fatto da loro stessi che quello inscenato da epigoni come Nickelback o Staind.

Tommaso Iannini

(14:22 - 12 nov 2009)


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