Recensione Plastic Temptation
Bedrock
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Winter&Winter
Anno: 2009
Un disco di Uri Caine è sempre un'avventura. Può essere un'incursione nel cuore della classica, a Bayreuth, Venezia o a casa di Ludovico Van, un viaggio ai Tropici o a Tin Pan Alley, nei sottoscala della nostalgia pop; o come in questo caso un estro incontrollabile, un gesto futurista, a comporre con mano nevrotica polveri e detriti sonori della nostra epoca.
I Bedrock sono un trio di tastiere, chitarre e batteria, con occasionali interventi di voce, che esiste dal 2001 e serve a Caine per sfogare il suo lato più divertito e ludico. E' una band piratesca che mescola con disinvoltura black music, jazz, pop e drum ‘n' bass, con larghi spazi concessi all'improvvisazione quando non proprio brani del tutto improvvisati. Plastic Temptation non è solo un titolo ma anche una sintetica definizione di quanto proposto, con energia e intensità inversamente proporzionali alla finezza dei materiali.
Un grande gioco risonante, con i vecchi suoni dell'Hammond B3 e del minimoog che vanno a confondersi con l'electronica dei nostri giorni, sull'onda di danze nevrotiche che non si curano troppo di sé ma badano piuttosto a vorticare, costi quel che costi, avanti e sempre; anche i titoli sono in tono, beffardi (Lemonana Vasconcelos) o farneticanti (Concerto di carne pressata in Mi bemolle minore). Qualcosa abortisce, qualcosa viene bene (Count Duke soprattutto, amfetaminico tema per disc jockey). Caine prende nota ma forse nemmeno, ha già la testa altrove, lo tentano nuovi progetti.
Riccardo Bertoncelli
(12:40 - 20 ott 2009)









