Tough

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11:28 - domenica 14 marzo 2010


Recensione Tough

John Mayall

Voto: 7

Voto utenti: 8

Casa discografica: Eagle Rock

Anno: 2009

Il titolo del nuovo Mayall ha avuto conseguenze spassose, spingendo qualche recensore che non aveva ascoltato il CD (sembra la regola, nel mondo in rovina del giornalismo musicale) a ipotizzare un disco per l'appunto "tough", duro, una violenta derapata del maestro dalle parti del più graffiante rock blues.

Non è così, anzi. Mayall alterna gli umori e i passi, come sempre, non indulge nell'hard, che ha sempre disdegnato, e in questa occasione è semmai prodigo di slow e medium blues che sciolgono il cuore: come Slow Train To Nowhere, situato strategicamente a metà album, o Tough Times Ahead, e per certi versi How Far Down, una meraviglia che alterna acustico ed elettrico e nella prima parte, quella appunto acustica, stimola desideri di un album di sole chitarra-voce. A essere "tough" sono piuttosto i tempi che viviamo, e quelli Mayall li racconta nei rari pezzi che firma (solo 3 su 11) o li canta, appoggiandosi ai compositori che ha scelto, da Walter Trout a Curtis Salgado, dando fiducia ai contemporanei senza nascondersi nella nebbiolina nostalgica del passato.

A novembre Mayall fa 76 anni, ed è fantastico godere la sua energia e passione, ascoltare la voce che il tempo non ha scalfito, scoprire che la leggendaria inquietudine che lo portò a disfare mille volte i Bluesbreakers non si è risolta, tutt'altro. La band che lo accompagna è per tre quarti nuova, e non certo per demerito dei predecessori: via Buddy Whittington e Joe Yuele, fedeli compagni di tanti viaggi, e spazio a Rocky Athas alla chitarra, Greg Rzeb al basso, Jay Davenport alla batteria. Della vecchia guardia è rimasto solo Tom Canning, tastierista di fiducia fin dai primi anni 90, quando Mayall ha ricominciato a pompare oro blues dai suoi giacimenti dopo anni in cui era parso che la vena si fosse inaridita.

I pezzi migliori li abbiamo citati, anzi no, perchè il migliore è Nothing To Do With Love, con un vibrante passionale intreccio di chitarra elettrica e armonica. L'album comincia così, e chi ascolta capisce subito che è luna buona.

Riccardo Bertoncelli

(16:29 - 07 ott 2009)


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