Recensione Backspacer
Pearl Jam
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Universal
Anno: 2009
Dal dizionario 24.000 dischi
Pearl Jam
Questo disco è una carezza per chi crede (e come potrebbe essere altrimenti?) che i Pearl Jam siano la più bella band della loro generazione, i soli reduci grunge ad aver raggiunto vivi e forti la matura età. Un album di bella energia, intenso inquieto, che smentisce con i fatti certe dichiarazioni soft rilasciate da Vedder nelle settimane scorse, quando aveva detto basta alla musica politica e tessuto l'elogio di una tranquilla vita in famiglia. "A volte le canzoni sono come bambini, sono puri ma poi crescono e diventano difficili da controllare, ostinati e insolenti." Può essere andata così. I PJ sono entrati in studio con l'idea di un morbido disco da quarantenni e poi si son lasciati trascinare da quello che han trovato, dai germogli di idea lanciati da Vedder e dal produttore, il primo mentore Brendan O'Brien. Eddie V sembra confermare. "Backspacer non è nato come un progetto scientifico, piuttosto come un fiore che sboccia."
Di solito diffido di O'Brien, produttore con un marchio forte che tende a prevalere e a omologare. Qui però è tutta un'altra storia, perchè la banda Vedder ha un segno altrettanto forte e quel che viene non è mai banale o prevedibile; i Pearl Jam sono puro mercurio, sfuggono alle facili sottolineature, alle delimitazioni, ai luoghi comuni, con una energia nervosa che scuote, avvince e sa proiettarsi nel passato rock anche prima, molto prima, del grunge, fino ai giorni di certa acidula new wave.
Bel chiaroscuro chitarre/voce, il perno dell'album, più antipatiche certe convenzionali tastiere. I brani si chiamano Supersonic, Velocità del suono, Forza della natura, per rendere l'idea di elettrico dinamismo; ma se volete catturare dieci minuti di pura magia e brividi, lasciate quelle vie trafficate e prendete due "strade blu" come Just Breathe e The End. Lì, nell'intimità di un voce/chitarra appena screziato da altri suoni, l'Eddie Vedder più emozionante e nudo, e la migliore conferma di quel che dicevamo all'inizio sulla vita e longevità dei Pearl Jam.
Riccardo Bertoncelli
(22:54 - 17 set 2009)
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Sentire ancora una volta in più i Pearl Jam, anche se l'ascolto del disco non va inteso al primo ascolto, è sempre una più che piacevole novità. Anzi, dirò di più, una propria sferzata di energia che ti carica le pile fin dalla prima mattina!