Siamo nati vegetali

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00:52 - venerd́ 03 settembre 2010


Recensione Siamo nati vegetali

Andrea Tich

Voto: 8

Voto utenti: 10

Casa discografica: Snowdonia

Anno: 2010

Andrea Tich, milanese di natali siciliani, aveva esordito nel '78 con un album a tutti gli effetti mitologico, fin dal titolo, Masturbati, non a caso pubblicato da Cramps, non a caso prodotto da Claudio Rocchi (e non a caso glorificato dal sito "Orrore a 33 giri"): gustosissimo biglietto da visita di un animo ultrafreak in forma di cantautorato (vagamente) folk (ma soprattutto) psichedelico-zappiano (e zappiano nell'accezione più psichedelica - e Dada - della parola).

Negli anni Tich ha sempre continuato a produrre e proporre la propria musica, ma da artista defilato, artigianale e appassionato quale è, cosicché quell'album è rimasto un unicum, collaborando assiduamente con un altro "personaggio" della Milano post-'68 come Maurizio Marsico (col quale ha esplicitato la passione per Zappa partecipando a uno storico tributo tutto italiano curato nel 1994 dalla rivista SONORA).

Torna adesso, finalmente con un album vero e proprio, non a caso su Snowdonia, riproponendosi con un candore e una freschezza che forse non ci si aspettava. Ancora totalmente perso nei suoi trip mistico-panteistico-psichedelici, voce profonda e fragrante sempre raddoppiata o echizzata, calato in un immaginario anni Settanta rivisitato però attraverso una tecnologia - e uno sguardo - anni Ottanta, con risultati che spaziano dal cantautorato all'electro-pop al "pastrocchio" New Age. Alla batteria, il compagno di sempre - fin dall'esordio crampsiano - Claudio Panarello; alle tastiere, in Ma ti ricordi, proprio lui, Maurizio Marsico, anche co-autore della title track.

Sopra le righe, ma sussurrato col piglio di chi non rincorre più niente e nessuno (e allora forse sarebbe meglio dire "sotto le righe"), decisamente non per tutti, naïf - nella musica e nei testi - fino a rasentare a tratti il kitsch, ma capace di regalare momenti purissimi tra goduria weird (Sento scricchiolii), narrazione commossa sul filo dei ricordi (come diluiti nel sonno-sogno; Troppa felicità) e poesia in forma di haiku (la deliziosa La scatola).

Un aggettivo per descrivere questo disco? Tenerissimo. No, ne servono due: tenerissimo e sincero. Un'immagine: un foglio argento lucido con sopra dei coriandoli.

di Gabriele Marino

(11:34 - 08 feb 2010)


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