Recensione Sogni d'oro
Rischio
Voto: 
Voto utenti: 
Casa discografica: Relief Records Europe
Anno: 2010
Il Rischio paga. A distanza di quattro anni dal secondo capitolo de Lo Spettacolo è finito, il rapper nato ad Ascoli Piceno ma bolognese d'adozione torna con il terzo album di una carriera inaugurata nel 1998 nell'esplosivo mixtape Demolizione.
E lo spettacolo è proprio ben lontano dall'essere finito nelle 15 tracce di Sogni d'oro: non c'è solo la maturità al microfono di un mc a cui non mancano gli argomenti e la dovuta street attitude ma anche la produzione minimale e potente di J-Falla e Shablo e i featuring di tutto rispetto di Cuba Cabal, Jake La Furia, Gué Pequeno, Dargen D'amico e Lugi. Soprattutto, in Sogni d'oro troviamo il sound di un disco che suona assolutamente hip hop: un lavoro concreto, senza inutili concessioni a hit da radio, in cui la "parola parla chiaro" mentre i "beat picchiano" e si attorcigliano in loop ipnotici per dar vita a melodie a volte cupe, come Nelle vene/Stesso sangue, e a volte più ariose, come E' solo il tocco. La tracklist spara subito i suoi colpi migliori nelle prime cinque tracce: dalla personale Il Rischio, in cui non brilla l'autocelebrazione ma la consapevolezza del ruolo, passando per il singolo Come Stai, fino alla title track Sogni d'oro, vera bomba del disco.
Negli anni, Rischio ha trovato un suo stile e in questo album, più che in altri, sono chiari i risultati della sua ricerca: il flow sincopato è ora guidato da uno schema metrico che funziona perfettamente e che gli permette incastri arditi che rendono onore al suo immaginario e alla sua visione. In Sogni d'oro, Rischio si è dimostrato l'anello mancante tra l'hip hop con cui è cresciuto, quello epocale dei Sangue misto, e quello di oggi, guidato dall'evoluzione stilistica dei Club Dogo. La sintesi è riuscita e i suoi versi riescono ad incarnare la concezione e la voce di un mondo che è tutt'altro che onirico: perché per chi vive la strada la buonanotte non arriva mai.
m.v.
(12:43 - 27 apr 2010)










