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01:54 - giovedì 18 marzo 2010


Gods Of Metal 2006, il concerto e le foto

Per la gioia dei metalheads, Live in Italy quest'anno ha imbandito un lauto banchetto in onore del Gods Of Metal, servendo quattro succulente portate (dall'1 al 4 giugno) a base di musica, pogo e rombante energia.
Sono passati ormai dieci anni dall'esordio del festival aperto dagli «epici» Manowar ma la raffica di strabilianti gruppi che si sono esibiti lungo l'arco di questi giorni non ha lasciato spazio a nostalgici ricordi. I nostri inviati hanno seguito e fotografato le giornate di sabato 3 e domenica 4 giugno, i cui headliner erano rispettivamente Whitesnake e Guns N' Roses.
Partiamo proprio da questi ultimi, i più attesi e quelli che più ha fatto discutere, mentre per gli altri rimandiamo la descrizione alle singole photogallery (ogni giorno ne pubblicheremo una nuova).
Dopo che Jonathan Davis, il cantante dei Korn (ultimo gruppo del pomeriggio) ha salutato i fan augurando loro un buon proseguimento di serata, quello che sarebbe successo dopo era alquanto incerto. Gli altri gruppi in scaletta avevano già sforato i tempi prestabiliti di oltre quaranta minuti e c'era chi, memore delle clamorose entrate in scena di Axl Rose con anche due ore di ritardo, si chiedeva se lo sforo non fosse stato in realtà studiato.
Il palco è pronto, le luci si spengono ed il pubblico all'unisono inizia a chiamare il gruppo sul palco: «Guns - and - Roses, Guns - and - Roses», tanto che per un momento sembra di vivere all'interno del Live in Tokyo del '92.
Alle 21:45 il palco si anima e si sente una nota. Unica ma inconfondibile, appartiene all'intro di Welcome To The Jungle e l'Italia saluta i GNR con un boato che quasi copre gli effetti pirotecnici che esplodono sul palco appena inizia il riff principale.
Axl entra, corre e raggiunge il suo microfono, lo stesso che ci ricordavamo, con la base dell'asta a forma di volante e la spugna copri-capsula gialla su cui poter anche fischiare. Ha addosso un paio di jeans, una t-shirt, una giacca con ideogrammi cinesi (che ricordano l'album di prossima uscita) e un paio di occhiali da sole. Ha 44 anni e qualche chilo in più, ma non sembra gonfio come era descritto da chi aveva visto le foto che circolavano su Internet qualche anno fa.
Inizia a cantare e l'emozione fra il pubblico è tanta. Nelle prime due canzoni, a dire il vero, la voce è leggermente confusa, forse per colpa dello stesso Axl, non ancora scaldato, o forse per i volumi non ancora perfetti all'inizio dello show. Ma poi torna quella voce, quel timbro unico e inconfondibile, e canta ancora quelle canzoni con una grinta che, fino a oggi, si poteva ricordare solo riguardando i vecchi dvd. Seguono It's So Easy, Mr. Brownstone, Live And Let Die e poi Axl presenta Robin Finck (ex Nine Inch Nails) uno dei chitarristi della band.
Questa è forse la prima pecca del concerto: ogni tre/quattro canzoni uno dei musicisti esegue un assolo che esaspera i fan in attesa della canzone successiva. La seconda pecca c'è fin dall'inizio ma è fin troppo facile rendersene conto quando inizia Sweet Child O' Mine. Mentre la sezione ritmica basso-batteria sostituisce quasi egregiamente quella storica composta da Matt Sorum e Duff McKagan, per le chitarre è praticamente impossibile ricreare, o anche solo lontanamente avvicinarsi, al tocco e allo stile di chi ha caratterizzato il sound dei Guns N' Roses: Slash.
Il concerto prosegue tra i classici tratti da Use Your Illusion I e II (You Could Be Mine, November Rain, Patience) e alcuni nuovi brani estratti da Chinese Democracy, il nuovo album che doveva uscire a febbraio, maggio, e che forse uscirà a novembre (The Blues, Madagascar), ma a essere sinceri passano inosservati. My Michelle riserva un'altra sorpresa (per chi non se l'era rovinata cercando notizie dei precedenti concerti): Sebastian Bach, ex leader degli Skid Row, esce e canta la canzone con Axl che a questo punto appare effettivamente un po' affaticato.
Il concerto si chiude con Paradise City, dopo più di due ore, ma lasciando comunque i fan con la voglia di sentire di più, un sentimento comprensibile dopo 10 anni di assenza dai palchi. Chi descriveva Axl come l'ombra di se stesso, dopo questo concerto dovrà ricredersi. Chi invece si aspettava i Guns N' Roses, probabilmente dovrà aspettare ancora un po'. Axl avrebbe forse fatto meglio ad andare in tour con il suo nome.

(00:00 - 13 giu 2006)


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