Nico, la ragazza del Chelsea
di Gabriele Lunati *
Quando Nico conobbe Andy Warhol aveva già alle spalle anni di passerelle trascorsi in gran parte alla corte di Coco Chanel, alcune fugaci comparsate cinematografiche (come ne La Dolce Vita di Fellini), migliaia di chilometri tra Parigi, Londra, Roma, New York e Ibiza (dove aveva casa), massicce dosi di anfetamine e alcuni timidi tentativi di sfondare nel music business.
Era ancora la Nico bellissima, algida e bionda che appartiene a quell’immaginario collettivo spesso all’oscuro della figura tragica, controversa e sfuggente in cui si trasformò solo in seguito, quando divenne una delle personalità più sconcertanti della storia del rock. Bellissima, al punto di odiare lei stessa la propria bellezza e proiettare il suo fisico in un tunnel di autodistruzione che la rese più simile a un puzzle in procinto di disgregarsi in mille pezzi che a una musa o a una dea di un culto pagano suo malgrado vivo e profondo. Una donna sola, apolide per scelta, imperscrutabile, enigmatica, ambigua e intensa.
Ma facciamo un passo indietro. Nel 1962 Nico va a Londra con l’obiettivo di incidere un singolo per la Immediate, l’etichetta di Andrew Loog Oldham, manager dei Rolling Stones, e vive per un po’ di tempo con Brian Jones: il brano si intitolerà I’m Not Sayin, firmato Gordon Lightfoot. A Parigi si fa notare invece da Bob Dylan che le regala I’ll Keep It With Mine. "Dylan mi cantò due canzoni che mi colpirono molto - racconta Nico - poi, qualche settimana dopo, mi spedì un demo acetato con quegli stessi pezzi suonati al pianoforte. Tutto qui. [...] In effetti, quando lo incontrai, Bob mi fece cambiare idea sul fatto che dovessi cantare solo torride canzoni d’amore [...] Poi registrai quella di Gordon Lightfoot con Jimmy Page [...] Quindi il manager di Dylan, Albert, mi comprò un biglietto aereo e mi disse che sarei dovuta andare a New York. Soltanto in America lui avrebbe potuto fare qualcosa per me. Ed è così che ho incontrato Andy di nuovo [...] L’avevo già conosciuto prima a Parigi".
Ricorda Billy Name, collaboratore di Warhol: "La prima volta che sentii parlare di Nico fu un pomeriggio, alla Factory. Andy era appena tornato da Parigi e disse che voleva farci ascoltare assolutamente un disco. ‘Questa è una nuova amica che ho in Europa - disse - il suo nome è Nico’. Tirò fuori questo 45 giri e lo mise sul piatto dello stereo. Tutti restammo subito affascinati. Sembrava una dea, pura bellezza".
Warhol e il suo entourage (Gerard Malanga, Edie Sedgwick e Chuck Wein) erano stati a Parigi in maggio per una mostra dei quadri con i fiori di Andy alla galleria di Ileana Sonnabend. A Parigi Andy annunciò che si voleva ritirare dalla pittura per concentrarsi sulla regia cinematografica. Quindi andarono a Londra dove fecero visita a Robert Fraser, assistettero a un reading di Allen Ginsberg, posarono per alcune foto di David Bailey e Michael Cooper. Quando incontrarono Nico a Londra per la prima volta, Malanga le diede il numero di telefono della Factory e le disse di chiamarli quando fosse venuta a New York.
Sarebbe accaduto proprio verso la fine di quell’anno.
Ricorda Andy: "Nico ci chiamò da un ristorante messicano e noi ci precipitammo subito da lei. Sedeva a un tavolo davanti a un bicchiere da cocktail, e mentre ficcava le sue lunghe dita sottili nella sangria, cercava di tirare fuori le fette di arancia impregnate di vino. Quando ci vide, piegò la testa da un lato e si tirò indietro i capelli con l’altra mano e disse, molto lentamente: ‘Mi piace solo il cibo che galleggia nel vino’. Durante la cena Nico ci disse che era stata in tv in Inghilterra, ospite di un rock show chiamato Ready, Steady, Go! E all’improvviso tirò fuori dalla sua borsa un demo a 45 giri di una canzone intitolata I'll Keep It With Mine che era stata scritta per lei nientemeno che da Bob Dylan. Nico ci disse che Al Grossman [il manager di Dylan] l’aveva sentito e le aveva detto che se fosse venuta negli Stati Uniti si sarebbe occupato di lei. Queste parole non mi suonavano molto promettenti perché noi sentivamo Edie dirci le stesse cose da tempo e sebbene fosse sotto contratto con Grossman non era ancora successo nulla di musicalmente valido per lei [...] Un minuto dopo che avevamo lasciato il ristorante, Paul Morrissey disse che avremmo dovuto usare Nico nei film e trovare una rock band che suonasse per lei. Non aveva dubbi sul fatto che fosse la più bella creatura mai esistita sulla terra [...]".
Quando tutto questo stava per accadere era il dicembre del 1965. Nell’inverno di quell’anno Andy si stava dando da fare per accelerare una serie di cambiamenti rispetto alle iniziative che lo avevano reso, sino a quel momento, una vera e propria superstar. Non passava giorno senza che i giornali parlassero di lui, dei suoi quadri e dei suoi film rivoluzionari: in quel periodo era viva e proficua la sua collaborazione con Edie Sedgwick, protagonista di quasi tutte le sue pellicole di quegli anni. Avevano realizzato ben otto film insieme e la Segwick era una delle ragazze più invidiate di New York ma lo stress e il suo sempre più stretto legame con la cerchia di Bob Dylan, dove l’abuso di LSD e anfetamine era smisurato, gravavano pesatamente sul suo carattere instabile.
Debilitata e inaffidabile, Warhol si trovò quindi costretto a non continuare a collaborare con lei, sebbene lo desiderasse, e a cercare, anche con l’aiuto di Paul Morrissey, altre fonti di reddito. Mentre Morrissey si dava da fare in tal senso, alla Factory arrivò come un ciclone Barbara Rubin. Pazza quel tanto che basta e disinibita come solo una groupie sapeva essere, Barbara invitò Gerard Malanga, "ministro senza portafoglio" di Andy, ad accompagnarla al Cafè Bizzarre a vedere un gruppo che si chiamava The Velvet Underground.
Fu così che avvenne tutto. Edie, Paul Morrissey, Malanga stesso e Barbara sedettero a un paio di tavoli posti accanto al muro, davanti al gruppo e alla sua sinistra. Era un giovedì sera, metà di dicembre. Nessuno fece caso al loro ingresso poiché i mondi dell’arte e della musica erano ancora abbastanza separati e le poche persone presenti non riconobbero i nuovi venuti. Dopo la prima parte del concerto Barbara portò i Velvet al tavolo di Andy: erano giovani, vestiti di nero, timidi e tranquilli. Sapevano chi era Warhol e rimasero compiaciuti del suo interessamento e dei suoi complimenti.
Ricorda Morrissey: "La sera in cui Andy venne al Bizzarre, Gerard aveva invitato Nico che era appena arrivata in città. Avevo l’impressione che ai Velvet mancasse una cosa, una cantante solista, poiché non ritenevo che Lou avesse la personalità per mettersi in piedi davanti al gruppo e cantare. Al gruppo serviva qualcosa di stupendo che contrastasse con quella sorta di stridente bruttezza che cercavano di vendere e ciò che occorreva era la combinazione con una ragazza di assoluta bellezza collocata davanti a tutta questa decadenza. Quella stessa sera dissi senza esitare: ‘Nico, sei una cantante, hai bisogno di qualcuno che suoni dietro a te. Forse puoi cantare con questo gruppo, se vogliono lavorare con noi e prenderci come manager’".
Il resto è storia nota, quella di un album da leggenda prodotto da Warhol in cui Nico avrebbe cantato delle canzoni scritte appositamente per lei senza intromettersi nel repertorio più o meno consolidato dei Velvet Underground (All Tomorrow’s Parties, Femme Fatale e I’ll Be Your Mirror resteranno oltretutto tra le migliori canzoni uscite dalla penna del signor Reed).
A testimonianza di tutto ciò, un film a bianco e nero di settanta minuti che Warhol girò riprendendoli mentre provavano alla Factory nel gennaio del 1966. The Velvet Underground and Nico: a Symphony of Sound venne interrotto dalla polizia della città di New York intervenuta dopo le lamentele del vicinato. Ma ogni cosa finì in quella pellicola, che più che un film sembra uno dei tanti screen tests che Warhol aveva girato in quegli anni con una bulimia voyeuristica che sembrava nascere dall’ambizione pura e semplice di esercitare uno sguardo che apparisse comunque indiscreto allo spettatore più che dal desiderio di esibire un oggetto da contemplare e dal quale essere sedotti.
Quello che seguì fu un breve ma intenso periodo, fatto di registrazioni, di un tour esplosivo talvolta incompreso, di grandi frustrazioni tra Nico e il resto della band, lontana ancora anni luce dal diventare un punto di riferimento nella storia del rock.
Nel maggio del 1967 Nico è fuori dal gruppo ma resta ancora vicino a Andy. Recita in Chelsea Girls, un film in cui c’è tutto l’universo di Warhol: i divi e le dive della Factory, i suoi amici di sempre, le icone che hanno reso il suo immaginario così vivido e continuano a farlo vivere ancora oggi che non esiste più. Un film a episodi, ognuno dei quali si svolge in una diversa stanza dello stesso albergo, il Chelsea Hotel.
Nel film Warhol unisce e separa immagini di vita quotidiana, situazioni di sordido erotismo e narcisismo (come il sensuale striptease di Eric Emerson), alterna il bianco e nero con sofisticati e psichedelici giochi di luce coloratissimi in un arcobaleno di geometrie allucinate. Secondo Dario Zonta, uno dei punti di forza del film sta nella straordinaria personalità e magnetismo degli interpreti che, senza aiuto di sceneggiatura e in pratica senza direzione artistica, portano sullo schermo il coraggio e la disperazione della loro stessa vita. Tutti, a eccezione forse della stessa Nico che aveva una patologica difficoltà a esprimersi, dimostrano una grande naturalezza nell’interminabile mezz’ora che devono riempire con la loro non-recitazione.
Malgrado questo limite estetico ed espressivo, la colonna sonora di questo film costituisce però il primo vero esordio solista di Nico, nel quale sono raccolti cinque avanzi delle session con i Velvet Underground e tre composizioni di Jackson Browne, con cui pare abbia avuto una breve ma intensa storia d’amore.
Poi lo strappo con la Factory e il buio. Due anni dopo Nico sembra cantare tutta la sua più totale solitudine, e non è già rimasto più nulla della Chelsea girl, quasi non fosse mai esistita. Smessa la lingerie da chanteuse, ora ha le sembianze dello sciamano che recita un'orazione funebre per il resto del mondo che ascolta nevrotico, veloce e distratto. Tutto passa, tutto muore, nell’indifferenza di Warhol e degli amici di un tempo, alla ricerca di qualcosa che non ha forma né nome ma pesa come un macigno e ha il rumore del silenzio.
* autore di Nico - Bussando alle porte del buio(Stampa Alternativa)
Le foto più belle di Nico e le recensioni dei suoi migliori album
Tutti gli album di Nico recensiti uno per uno
(13:56 - 22 gen 2007)
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