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00:50 - venerdì 03 settembre 2010


Antonello Messina

Il mantice vivo del musicista

La musica è fatta di passi, di volti, di sensazioni e di posti. A volte ce ne si dimentica, ed invece, alla fine, sotto il pelo dell’acqua, la verità è questa: ogni traccia ha nei suoi solchi almeno due dita di spessore accumulato in giro, con qualcuno o qualcosa. Antonello Messina, Siciliano in Svizzera, o Svizzerato di Sicilia, dopo anni di giri e concerti, ha fatto quello che ad ogni artista ad un certo punto viene come più naturale e forse necessario: ha raccolto il suo album di pellicole e racconti, e l’ha messo su disco, in dieci composizioni e viaggi strumentali.

L’album di ricordi e desideri, sfizi e passioni, si chiama Aziyz ed è giocato in un quartetto che, assieme ai tasti e ai mantici di Messina (fisarmonica, bandoneon, pianoforte, sintetizzatori), vede il coinvolgimento di Fabrizio Bosso a tromba e flicorno, Ettore Fioravanti a batteria e Luca Lo Bianco a contrabbasso, con la partecipazione in un paio di brani di Peppe Voltarelli (voce) e Fabio Rizzo (sassofoni).

Dici che "Aziyz è figlio della strada, e ha inoltre la singolare particolarità di non voler aggiungere nulla a quanto non sia già stato detto da chiunque in musica, in parole, in pensieri. E’ solo un atto "privatamente" dovuto, ai tanti anni di abnegazione: pasti saltati, occasioni perdute, hotel privi di insegne, mutui non concessi, ed altri, tanti altri privilegi". Il tuo può quindi esser considerato una sorta di affettuoso e personale manifesto del mestiere di musicista cui hai dedicato la vita?

La mia vita è fatta di molte cose, e la musica non è che una faccia della medaglia, così almeno volevo che fosse. Non amo le personalità monotematiche, parafrasando Wilde: "C’è gente che sa tutto, e purtroppo è tutto quello che sa". Io ho un continuo bisogno di porte da aprire, forse per questo sto imparando il tedesco, forse per questo mi sono anche imposto di suonare uno strumento labirintiforme come il bandoneon.

Dieci brani, otto originali e due cover di lusso: L’orologio americano di Ivano Fossati e Waltz for Debby di Bill Evans. Se il secondo è un amoroso omaggio che rientra nei territori del jazz, il primo è un gustoso interplay a svestire e rivestire la canzone d’autore...

Su Bill Evans è stato detto e suonato di tutto, ci saranno duecento versioni di Waltz for Debby. L’aspetto interessante sta proprio in questo: nella personalizzazione di un’opera già perfetta. Un po’ come prendere tela e pennelli e reinterpretare la Gioconda di Leonardo: nessuno potrà mai dire che è migliore dell’originale, nessuno potrà mai dire che è stato inutile provarci. Quanto a Fossati, mi piace oltremodo il suo modo di mettere insieme le parole, ne fa un mosaico perfetto. Nei suoi riguardi sono stato veramente dispettoso, volevo provare a togliere il meccanismo al suo Orologio (in questo caso il testo).

Hai traslocatooltre confine da un po’, eppure il disco trasuda Sicilia. Nell’avvicinarsi alla tua musica, quali odori della tua terra credi si arrivino ad annusare, quali sapori s’avvertono, quali le polaroid fra le pieghe della fisarmonica o il bianco e nero dei tasti?

Il mio rapporto con la Sicilia è di odio e profondo amore, tutto convive. Spero si intuisca l’aspetto buono, le contaminazioni culturali, l’indole ospitale della gente, il sacrificio di chi vive onestamente. Non volevo certamente che si sentissero i "toni" plumbei tipo sicilia-mafia, ho visto troppa gente che sopra il sangue di qualcun altro ha edificato una discreta "carriera". Il mio rapporto con la Sicilia sta "nelle pieghe della fisarmonica": il mantice è qualcosa di vivo, e io torno sempre volentieri in Sicilia, e altrettanto volentieri me ne riparto.

Uno dei privilegi di questo mestiere è la possibilità di collaborare, incontrare, mischiarsi con altri musicisti, anche molto differenti fra loro. Quali sono le occasioni che ricordi con più entusiasmo e quelle che vorresti si realizzassero?

Non mi sono fatto mai mancare nessuno stile. Un musicista moderno deve avere orecchie grandi, pronte a captare tutta "la musica che gira intorno". Un momento sempre molto particolare nelle collaborazioni, in genere, è la fine del concerto: sei stato in cielo, sei stato sotto terra... A tal proposito la cosa che ultimamente amo ricordare è un concerto dove la mia fisarmonica ha incontrato l’organetto di Riccardo Tesi, che non è solo un grande musicista: è uno che ti mette in pace con l’universo. Alla fine del concerto abbiamo lasciato gli strumenti sul palco e siamo andati a mangiare un gelato. Questa è musica. Con chi vorrei suonare? Potrei farti una lista chilometrica, salvo cancellarla dopo cinque minuti.

Dicevamo come la musica trovi ispirazione e sorgente negli anfratti più diversi, quali sono le situazioni e gli input che più ti stimolano alla composizione ed alla pittura, altra tua passione e mestiere?

La negazione alla noia è senz’ombra di dubbio il mio volano per l’arte. Se un uomo non ha veramente nulla di buono o "cattivo" da fare, è un uomo morto. Invidio molto chi si sdraia sotto un albero e pensa a nulla. La maggior parte dei pezzi del disco è stata scritta mentre ero in tournée, tra un’area di servizio e la hall di un hotel, senza che avessi nemmeno gli strumenti a disposizione. Uno dei brani mi è perfino "apparso" in sogno, ho sentito tutta la struttura, melodia e armonia, e la mattina, al risveglio, l’ho trascritto. Lo stesso vale per la pittura: ai suoni si sostituiscono i colori.

Un disco come un album di fotografie, come un diario di viaggio fisico ed esistenziale: ci sono tragitti particolari che hai già in mente per un prossimo lavoro, o comunque in agenda a breve?

Ho aspettato vent’anni per realizzare questo mio primo album, e non perché non abbia avuto prima una qualche possibilità. I dischi sono come i figli, una volta fatti non li puoi ripudiare. Una cosa è certa: il mio secondo album (sempre che ne faccia un altro) non sarà uguale al primo. C’è troppa gente che fa un disco all’anno, ed è sempre lo stesso disco che si ripete da vent’anni. Forse mi piacerebbe fare un disco con un’orchestra.

(22:33 - 25 ott 2007)


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