The Cure - Milano - PalaSharp
Un Robert Smith in buona forma, estremamente tonico a dispetto dei cinquant'anni alle porte, e due vecchi compagni che gli reggono il passo tanto da apparire ringiovaniti, Porl Thompson e Simon Gallup, hanno galvanizzato il pubblico del Palasharp di Milano, pubblico del resto ben incline a farsi entusiasmare da quella che si è dimostrata ancora una volta una delle rock band più seguite e amate dagli appassionati italiani; appassionati di tutte le età e di tutte le fogge, dai darkettoni storici e sosia di Smith ai loro giovanissimi emuli, a persone più attempate e meno appariscenti, hanno cantato, saltato e gioito per una performance capace di rendere nuovamente onore alla lunga carriera del gruppo inglese.
In coda per gli accrediti ci sono i Baustelle quasi al completo, mentre a qualche metro di distanza si accende una rissa a bottigliate, colpi di spranga, e pugni - protagonisti dei bagarini un po' troppo agitati - cui giusto il gruppo toscano avrebbe potuto dedicare una canzone.
Sorprende subito la formazione secca a quattro; tanto che in Lovesong e in una prima parte di scaletta così ricca di pezzi da Disintegration (più avanti sarà il turno di Kiss Me Kiss Me Kiss Me), tra cui anche Pictures of You e Lullaby, si sente la palese mancanza delle tastiere, elemento importante nell'economia sonora del gruppo soprattutto nella sua fase centrale. La sobrietà riguarda pure l'aspetto visivo: luci scintillanti ma fredde disegnano tra l'altro su un lato vuoto delle tribune la silhouette del leader, omaggio involontario ma suggestivo al video di Boys Don't Cry.
Che tiro rockeggiante hanno i Cure stasera: le chitarre di Smith e Thompson taglienti ed effettate e il basso robusto e scuro di Gallup, riconoscibile dallo strumento e dalle pose - mentre il suo sodale pelato da lontano avrebbe potuto essere scambiato per un Billy Corgan sotto mentite spoglie, o uno della band di Marilyn Manson - fendono volentieri i brani di riff distorti e progressioni protratte per le lunghe di sapore hendrixiano/psichedelico. L'hard rock e il grunge non appaiono troppo lontani quando la batteria enfaticamente annuncia l'arrivo di One Hundred Years, il mitico pezzo iniziale di Pornography, cui con raro senso di coesione Smith e i suoi fanno seguire Disintegration, a rimarcare ancora una volta la similitudine tra i due album, usciti ormai venticinque e venti anni orsono. Sono gli ultimi due pezzi della prima parte, in cui tra gli straclassici accolti con un prevedibile boato - Just Like Heaven su tutti - si insinuano molti brani minori o poco noti.
Com'era stato anche otto anni fa, i bis recuperano il periodo dark, in particolare il primo, tutto dedicato a Seventeen Seconds con At Night, M, Play For Today e l'immancabile A Forest. Il secondo bis è trascinante ed ecumenico: il filotto The Lovecats-Friday I'm In Love-InbetweenDays scatena anche i trentenni regolari e chi non aspettava altro. Stesse scene di giubilo per Close To Me e Why Can't I Be You?. Infine, il terzo bis, con Boys Don't Cry e 10:15 Saturday Night, è tutto per le origini: chiude Killing An Arab, che così dura e veloce non era neppure quando fu incisa. Non si passano trent'anni sulle scene per puro caso. Ai tempi neppure Robert Smith poteva immaginare di suonarla così nel 2008. (tommaso iannini)
Ecco, infine, la scaletta completa del concerto di Milano:
Plainsong, Prayers For Rain, Alt.end, A Night Like This, The End Of The World, Lovesong, Pictures Of You, Lullaby, Catch, From The Edge Of The Deep Green Sea, Kyoto Song, Please Project, Push, Just Like Heaven, A Boy I Never Knew, If Only Tonight We Could Sleep, The Kiss, Us Or Them, Never Enough, Wrong Number, The Baby Screams, One Hundred Years, Disintegration
At Night, M, Play For Today, A Forest
The Lovecats, Friday I'm In Love, In Between Days, Freak Show, Close To Me, Why Can't I Be You?
Boys Don't Cry, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab
Tutti gli album dei Cure recensiti uno per uno
La scaletta del concerto di Roma
di Maurizio Zoja
(02:00 - 03 mar 2008)
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hello,ero al mio 30.mo loro concerto a milano,non mi stanchero' mai di prendermi l'ondata di emozione che ad ogni loro concerto riesco a far entrare in me.
sono passato per ogni citta' d'europa e anche qualche tappa americana in questi miei oltre 20 anni di devozione per loro.....
rimane sempre intatto l'amore che ho per questa straordinaria band.....
Allora devu hai avuto il privilegio di vederlo da vicino?Fantastico..io mi sono dovuta accontentare del binocolo,ma devo dire che l'ho trovato intrigante quanto basta...Ad ogni modo,al di la' dell'aspetto fisico ,a noi interessa la loro musica,quindi su una cosa sono d'accordo con te:e' un grandissimo artista!!A presto!
diciamo che fra tutti quelli che hai citato non e che si salvano in molti. ma plant a londra a dicembre ti sembrava cosi conservato? lascia stare che se si parla di artisti seri i cure sono grandissimi. premetto che mia figlia in questo momento sta ascoltando i miei led zeppelin. ma da buon intenditore all palasharp c'ero e come se c'ero a vedermi i cure ciao amico devu
Ciao cri1970!
C'è chi si conserva meglio: Sting, Robert Plant, Jimmy Page, Bruce Dickinson...
Dai a vederlo da vicino fa un po'... rabbrividire:
delrock.it/photogallery/2008-03/the-cure-palasharp-milano/robert-smith-5.php
Rimane comunque un grandissimo artista!
vorrei rispondere a devu,Ma sei sicuro di essere andato al concerto dei Cure?Definirlo carino e' un po' riduttivo...in merito a Robert Smith vorrei ricordati che ha quasi 50 anni!!Si sicuramente un po' appesantito ma sfido chiunque ad arrivare alla sua eta' cosi' e sopratutto con la sua voce pulita.Canta meglio oggi che ventanni fa...........a presto!!
Il concerto è stato carino, ma secondo me Robert Smith dovrebbe curare un po' il suo aspetto... Sembra molto più vecchio di quello che in realtà è
Concerto meraviglioso,e' passata una settimana ma The Cure sono ancora negli occhi e nelle orecchie,un Robert Smith grandioso,davvero indimenticabile!!Chissa' quando ritorneranno....di una cosa sono certa IO CI SARO'!!!!!!!!!!!
è passata quasi una settimana dal concerto dei cure a milano e non riesco proprio a fare a meno di ascoltarli ogni sera a casa concerto strpitoso kyoto song la chicca inaspettata peccato per le tastiere ciao alla prossima
Appena a casa dal concerto dei CURE, concordo con la recensione, ma le tastiere?
In parecchi pezzi secondo me se ne è sentita troppo la mancanza