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13:01 - lunedì 15 marzo 2010


Vasco Rossi

Vasco Rossi, Stadio Delle Alpi di Torino, 5 ottobre

© Francesco Castaldo

Vasco Rossi

Il palco

© Francesco Castaldo

Vasco '08 Live in Torino

L'imponenza dello Stadio delle Alpi della esoterica Torino ha accolto il gran finale del Vasco '08 Live in Concert. Che sia stato un caso che il Blasco nazionale abbia scelto una città così ricca di magia e di fascino per esibirsi ancora una volta davanti alla propria folla di adepti non si sa, ma non c'è mistero sui numeri che sono stati raggiunti da questo tour (800.000 spettatori), cifre apocalittiche, orde di fans provenienti da ogni dove e da ogni generazione possibile, manco fosse stata la pubblicità di 0-12 della famosa marca d'abbigliamento!

La cosa davvero sconvolgente che da subito risalta agli occhi è la mastodontica organizzazione dei Vasco boyz: cartelloni, striscioni con le scritte più improbabili ("Solieri, la tua chitarra mi è entrata nelle mutande" non aggiungiamo altro), tutto lo scibile di gadget, cappelli, fasce, polsini e... cosa c'è di meglio per ammazzare il tempo che farsi quattro tiri con un simpatico pallone ricavato da un molliccio profilattico? Insomma, immagini pittoresche allietano la nostra vista fino all'inizio del vero e proprio show (preceduto da un gruppo spalla, i Frontera, che passano un po' in sordina nonostante il cantante si sia letteralmente sgolato per avere un briciolo di share) che esplode con tutta la sua potenza e catarifrangenza (centinaia e centinaia di specchi riflettono luci e immagini del palco verso il pubblico, sotto forma di abbagliante cascata).

La scaletta proposta è di tutto rispetto, sorvola le varie epoche del Mito accontentando persino i palati più sopraffini: si parte con una zaffata di rock, Qui si fa la storia e Cosa importa a me, che grinta ragazzi, e che sound tecnicamente ineccepibile, merito anche dei pezzi da novanta presenti sulla scena, con un Solieri ed un Stef Burns non c'è storia, c'è leggenda! Si vola sulle ali della musica e si procede con Siamo soli, intensa e struggente come sempre, Interludio e poi ancora Gioca con me, con la quale arriva il bello: il cuore si ferma per un attimo alla vista di... sì, proprio lui, Slash, il dio delle argentee corde, il mago degli assoli, ma l'emozione rientra non appena è svelato l'arcano. Sotto la ricciuta massa di capelli si nasconde il tecnico delle chitarre, eccellente ma mortale supporto di quel giullare di Vasco, bello scherzetto ci hai giocato vecchio mio! Un impeccabile medley rock (Ormai è tardi, Non mi va, Ci credi, Susanna, Sensazioni forti, Deviazioni, Asilo republic, Colpa d'Alfredo) accompagna un altro pezzo, Siamo solo noi e la presentazione dell'intera band.

L'emozione raggiunge un'intensità tangibile con Sally, pezzo che ha fatto la storia della musica Made in Italy, brano dotato di grinta e dolcezza, raffinata eleganza stilnovista con note metropolitane, sempre attuale e malinconica, sospesa tra cielo e terra. La carica erotica di Rewind ci ricorda le nostre origini animali, è carnale e ritmata, fa da trainante delle masse "un po' perse per i fatti suoi", come direbbe il Blasco. C'è spazio anche per i temi sociali in questo show dai toni circensi, con Un senso, parte un' amara riflessione della condizione umana di ieri e di oggi che forse, nel suo cinismo "un senso non ce l'ha"; i temi sociali, tanto cari al nostro eroe, irrompono attraverso crude immagini nei maxischermi e fendono anime e sguardi con il sottofondo di C'è chi dice no. Lo show continua, si carica, si galvanizza supportato dalla grintosa voglia di casino della massa e allora ancora rock con Gli spari sopra, fantastica!

Dall'ultimo lavoro di The Best (sì, questo il "nome artista" scritto sui nostri pass) arriva Il mondo che vorrei, riflessiva e composta, e poi a seguire Vivere, quasi come fosse la prosecuzione di un pensiero.

Il finale arriva non forte ma friendly: la band si raduna a bordo palco e impugnando "le armi" combatte ancora per una volta la stanchezza che attanaglia tutti, si crea un clima quasi da falò sulla spiaggia e tutt'attorno noi, amici di Vasco, a cantare a squarciagola parole che ormai sono insinuate nel nostro DNA (Toffee, Ridere di te, Brava Giulia, Dormi dormi, Va bene va bene così).

Non poteva mancare la veterana Vita spericolata, sempre carica di ironia e spregiudicatezza e il gran congedo con la tenera e sensuale Albachiara.

Eh sì, "la vita è un brivido che vola via, è tutta un equilibrio sopra la follia", grazie Vasco, ce ne ricorderemo.

di Laura Molin

(00:57 - 07 ott 2008)



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