Il circo di Capossela
Venghino siori, venghino: il circo Capossela è aperto e il suo spettacolo più brillante che mai. Il nuovo tour di Vinicio Capossela fa doppia tappa allo Smeraldo, con un doppio tutto esaurito, e basta già il prestigiatore-mangiafuoco fuori dal teatro a far capire cosa ci aspetta una volta entrati: coriandoli, giochi di prestigio, giganti, maghi e mostri volanti. Non male, se pensiamo che in più c'è anche la musica.
Nella prima parte dello spettacolo, in realtà, il circo ha un aspetto po' dimesso, sono pochi i trucchi e i tric-e-trac, c'è più un'aria di raccoglimento, di risata sottile, di scherzo leggero, quasi fossimo in un film muto. Capossela e i suoi musicisti suonano Da solo dall'inizio alla fine, da Il gigante e il mago fino a Non c'è disaccordo nel cielo, senza lasciare indietro niente. Il teatro è raccolto, ascolta in silenzio, circondato da un'atmosfera accogliente, fatta di poche luci, in cui le parole e i suoni "inconsistenti" del nuovo Vinicio si sistemano per bene, confermando quanto di buono detto del disco.
Ogni tanto Capossela si distrae, si dimentica qualche parola, ma Dall'altra parte della sera, Lettere di soldati e Orfani ora sono perle da qualunque parte le si guardi. La faccia della terra, in particolare, guadagna dal vivo almeno dieci punti in più rispetto alla versione registrata, con quel mix di deserto e mariachi, che sembra quasi di vedere dei piccoli vortici di polvere vicino al Mighty Wurlitzer. È una bella prima parte, non c'è che dire: ci sono pochi colori, poche esplosioni, ma nessuno si lamenta. Ci si diverte composti, si tiene il ritmo battendo appena la mano sul seggiolino, timorosi di esagerare.
Il circo vero, quello colorato, sgargiante, caciarone, arriva poco dopo, il tempo di qualche trucchetto e gioco di prestigio di Christopher Wonder, direttamente dagli Stati Uniti. Il palco viene addobbato con tutti i side show banners disegnati da Davide Toffolo e Capossela si tuffa nel vecchio repertorio, con molti recuperi da Canzoni a Manovella. C'è anche Pulpo de Amor, finito sull'ultimo disco degli amici Calexico. E ci sono un sacco di trovate: il maiale a due teste, la gabbia luccicante, il toro del Ballo di San Vito, la pignatta umana su un medley trascinante di Marcia del Camposanto, Pena dell'alma e Inno alla gioia. Eccoli i coriandoli, i tamburi, le piroette: uno spettacolo che coinvolge occhi e orecchie con arrangiamenti che scoprono ogni volta chiavi nuove per pezzi già strasuonati e strasentiti. E che coinvolge piano piano gli spettatori, che si alzano, ballano, si agitano, come se il teatro fosse un'enorme pista da ballo.
Si finisce all'una e trentacinque circa, anche se in realtà è molto prima, e il tempo è volato. Il finale è per la presentazione della banda, tutti in fila, uno vicino all'altro. Musicisti, attori, prestigiatori, vallette, mentre il pubblico ha ormai abbandonato i seggiolini per la baraonda finale. Soloshow ripresenta un Capossela che dice di aspettare con ansia l'inverno ma, nell'attesa, diverte e si diverte un sacco.
(Gianvittorio Randaccio)
la recensione dell'album Da Solo di Riccardo Bertoncelli
(12:10 - 17 nov 2008)
Leggi anche…
- Vinicio Capossela Live 2009 [Photo Gallery]
- Solo Show [Recensioni album]
- In clandestinità, il nuovo singolo di Vinicio [News]
- Il gigante e il mago - il nuovo video di Capossela [Video]









