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01:19 - venerdì 03 settembre 2010


Andrew Bird Live al Musicdrome

Che Andrew Bird sia un tipo eccentrico questo già lo sai. Non è neanche tanto difficile intuirlo, basta ascoltare i dischi, vederne le copertine, ascoltarne i testi. Sai anche che è bravo e che, soprattutto, con Noble Beast, il suo ultimo disco, è riuscito a trovare la formula perfetta per dare alle sue canzoni il giusto equilibrio tra fruibilità pop e invenzione colta. Insomma, arrivi al concerto e pensi di sapere un sacco di cose e che proprio non vedi l'ora di vederlo, questo Andrew Bird.

Dopo pochi minuti, invece, ti accorgi di sapere poco, se non niente. Dopo qualche dolce linea di piano ecco che Andrew Bird arriva, posizionandosi davanti a una specie di doppio grammofono girevole bizzarro e colorato, e comincia a suonare il violino. Lo fa in maniera strana, ma tu questo già lo sapevi: lo usa come una chitarra, lo pizzica, lo muove nervosamente. Ma fa anche di più: guarda per terra, schiaccia dei pedali e come per magia ecco che i suoni si ripetono, partono in loop e lui ci risuona sopra, creandosi al momento le basi che sostituiscono il gruppo che non c'è. Niente batteria, niente basso, niente tastiere. Solo Andrew Bird, un violino, una chitarra, un glockenspiel e un po' di pedali. Ci si rimane un po' male, a dire la verità: Noble Beast è un gioiellino di suoni e arrangiamenti, in cui violini, chitarre acustiche, soffici batterie e altri mille strumenti si incastrano perfettamente a creare affreschi variopinti e colorati, con un senso delle proporzioni ammirevole. Stasera tutto questo non c'è, e un po' ti dispiace. Bird ha un talento spropositato, questo si capisce in ogni momento: una voce caldissima, una fantasia sfrenata, delle canzoni che funzionano anche in questa veste minimale. Però a lungo andare il gioco stanca e tutte le combinazioni possibili tra gli strumenti a disposizione sul palco vengono esplorate, lasciando poco spazio alle sorprese. Si fa un po' di fatica, insomma, e la bocca che inizialmente era aperta per lo stupore, negli ultimi pezzi comincia ad aprirsi per gli sbadigli e un po' di lecita stanchezza.

Quando si esce dalla sala sai molto meglio chi è Andrew Bird, quanto sia eccentrico, fantasioso, fuori dalle righe (e anche quanto gli piaccia fischiare, visto che il fischio stasera è stato un vero e proprio strumento aggiunto). Ti senti anche contento e fortunato per aver avuto a che fare per un paio d'ore con un piccolo genio, capace di creare bella musica anche in completa solitudine. Solo che poi in macchina ti ascolti Anonanimal e un po' ci rimani male: è questo l'Andrew Bird che preferisci, cavolo.

di Gianvittorio Randaccio

(12:04 - 20 mag 2009)


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