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01:23 - venerdì 03 settembre 2010


Re del pop cercasi

L'ultimo atto della controversa vita e carriera di Michael Jackson esce in questi giorni nelle sale cinematografiche per arrivare a breve sul mercato home-video. Michael Jackson's This Is It è il documentario firmato da Kenny Ortega (mente e mano dietro il successo di High School Musical) che condensa in 120 minuti le oltre 100 ore di registrazioni delle prove di quello che sarebbe stato l'ultimo show del Re del Pop: uno spettacolo senza precedenti con 50 concerti spalmati su 8 mesi in programma alla O2 Arena di Londra, che purtroppo non si sono mai tenuti dopo la terribile notizia del 25 giugno.

Questo documentario, così come il doppio disco ad esso legato, è un'abile operazione commerciale e di certo non si può considerare il testamento artistico di un musicista che non pubblicava un album dal 2001, da Invincible, e non conquistava le classifiche da dieci anni prima, dal 1991 con Dangerous. Probabilmente, l'eredità artistica di Michael Jackson è da ricercare in quegli artisti che con il mito della musica del Re del Pop sono cresciuti: insieme a milioni di fan, infatti, Jackson ha influenzato un'intera generazione di musicisti. Se i "prediletti" avevano già lavorato al fianco del Re del Pop, vedi R. Kelly (che per Jacko compose l'ultimo grande successo - You Are Not Alone) e Akon (con cui lavoro sul singolo Hold My Hands), oggi sono innumerevoli i giovani artisti in cui si possono ritrovare tracce degli "insegnamenti" di Jacko.

Da Usher a Ne-Yo, da Mariah Carey a Beyoncé, dagli emergenti Chris Brown e The-Dream (l'autore del tormentone Umbrella con due album solisti all'attivo) fino a Britney Spears e Justin Timberlake, tutti hanno "rubato" qualche segreto all'interprete di Thriller: le movenze nella danza, l'impostazione della voce, lo stile sopra e fuori dal palco e tutto ciò di cui Jackson aveva fatto un suo marchio di fabbrica, inclusa la cultura del videoclip. Certo, la musica sovraccarica da studio di oggi non si può paragonare alla linearità e all'eleganza delle prime produzioni (diventati poi dei classici) di Jackson (e Quincy Jones): ma quel tipo di musica, e più precisamente quel modo di fare musica, è stata la base di molto del pop contemporaneo che riempie oggi le frequenze radiofoniche. Ma se dovessimo pensare a un nuovo Re del Pop, voi a chi pensereste?

Se Usher ha versato lacrime amare proprio durante l'esibizione al Memorial dedicato al Re del Pop, mostrandosi particolarmente legato alla figura di Jackson, sembra invece che Ne-Yo, con tre album all'attivo, sia colui che ha metabolizzato meglio la lezione del Re del Pop. Se nel suo primo disco In My Own Words l'influenza di Jacko era evidente, soprattutto nell'uso di hiccups, nei successivi lavori (Because Of You e Year Of The Gentleman) l'artista ha raggiunto una maturità tale da farlo concorrere ai Grammy in diverse categorie tra cui Miglior Album dell'Anno. Ma è la sua versatilità come autore e produttore che lo rendono un artista pop di primo livello: al fianco di Rihanna ha lavorato ai singoli Unfaithful e Take A Bow, con Beyoncé in Irrepreceable, e ha firmato diversi brani per Whitney Houston, Celine Dion ed Anastacia. Non male per un trentenne.

In fatto di danza, però, nessuno è paragonabile al Re del Pop. Fino a poco tempo fa Usher era l'unico ad aver dimostrato velleità di ballerino tali da svelare un'attitudine vicina a quella di Jackson. Oggi però, si è affacciato sul panorama mondiale un giovane artista salito alle cronache di tutto il mondo non per i suoi numeri di vocalist e ballerino ma per una brutta faccenda di violenza: stiamo parlando di Chris Brown che alcuni mesi fa si è reso protagonista di una folle lite con la fidanzata Rihanna finita poi in tribunale. Al di là però delle escandescenze della vita privata, Brown ha davvero i numeri per raccogliere l'eredità di Michael Jackson: una voce dalle tonalità alte combinata e mosse da ballerino moderno ne fanno un vero "figlio" di Jackson destinato a far parlare di sé (non solo per i propri eccessi).

Insomma, molte caratteristiche di diversi artisti dovrebbero essere messe insieme per creare quello che Michael Jackson incarnava in un solo individuo: sembra proprio che nell'era post-boyband non ci sia più spazio per i Re.

di m.v.

(10:31 - 30 ott 2009)



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